San Valentino al tempo del Covid (e dei social)

San Valentino

Dici febbraio e dici San Valentino. Una festa bistrattata, sfruttata, commercializzata, enfatizzata, derisa. In quanti ancora festeggiano San Valentino? E in che modo lo fanno?

Fino a qualche anno fa, nel periodo dell’adolescenza, quando ci si rapportava con le prime cotte, che quasi per tutti erano indubbiamente il vero e unico amore della vita, il 14 febbraio era una data da ricordare: era il giorno dei cioccolatini, delle rose, dei peluche a forma di cuore, dei (terribili) cuscini con le foto stampate. Era il giorno dello sdoganamento delle dichiarazioni d’amore. Guai a dimenticarsi la data! Era la fine del rapporto, la prova della mancanza di interesse.

Crescendo si impara…

Crescendo, molti di noi hanno allentato il rapporto un po’ morboso con la “festa degli innamorati”, ma non certo perché si ama di meno. La dissociazione con questo giorno, o perlomeno con le convenzioni ad esso legate, è sicuramente dovuta alla dissociazione dalle feste “commerciali” che stonano soprattutto se legate ai sentimenti come l’amore. Non si tratta di perdita di genuinità ma piuttosto di perdita di ingenuità. “Proprio perché è San Valentino non festeggio, i cioccolatini a forma di cuore te li regalo il 1 febbraio e non il 14, le nostre foto le stampo a marzo e a cena fuori a lume di candela ti ci porto tutti i sabati sera“. Questo il messaggio che sintetizza lo spirito di chi non festeggia San Valentino.

Sicuramente nel corso del tempo si arriva a costruire un rapporto più maturo con il sentimento e si riesce a dimostrare l’amore che si prova, giorno dopo giorno senza necessità di sottostare alle feste a comando. È importante celebrare l’amore, ma è davvero necessario un giorno stabilito a priori per farlo? Il Serve davvero un love day? No, non serve. Anche perché l’amore non ha regole e non può sottostare a regole. Non può andare a comando e non serve che un giorno ci ricordi che siamo o non siamo innamorati.

San Valentino e le coppie nuove

Per le coppie esordienti il discorso cambia un pochino, perché non si conosce ancora bene l’altro, perché si teme di ferirlo, di fare qualcosa di sbagliato “ se faccio un regalo faccio la figura di quello/quella che segue le feste a commerciali?” oppure “se non faccio nessun regalo rischio di farle/fargli pensare di non mi interessa?” e, soprattutto “cosa regalare?” un regalo simbolico? Un regalo importante?

I dubbi e le domande per le coppie che ancora non si conoscono bene sono soprattutto questi e si fanno ancora più stringenti ora, al tempo del Covid, quando le occasioni di festeggiare diminuiscono e si fanno più difficili. San Valentino al tempo del Covid è sicuramente una festa diversa, che non lascia spazio all’improvvisazione perché rischia di fare danni (immaginate una cena a sorpresa in un ristorante romantico per poi scoprire che lei o lui ha il greenpass scaduto).

C’è chi festeggia sui social

Le coppie della new generation amano pubblicare la loro vita sui social, e anche il rapporto d’amore non è da meno. Quindi gli auguri “mezzo stampa” rappresentano quasi una sorta di ufficializzazione del rapporto, un modo di dire “ti amo e lo dico al mondo”. Ma sono tutti d’accordo con questo modo di farsi gli auguri? La risposta, per fortuna, è no. Non tutti amano questo modo di manifestare e sbandierare l’amore, soprattutto sui social. Anche in questo caso è opportuno capire prima il limite che il partner è disposto a tollerare. E comportarsi di conseguenza.

Quindi? Quindi cerchiamo di non sbagliare e facciamolo cercando di capire il pensiero del partner e, viceversa, cercando di rappresentare il nostro. Già questo è un modo per conoscersi. Dimmi come festeggi e ti dirò se siamo fatti l’uno per l’altra, questo un po’ è il messaggio da recepire.

Raggiungere un punto di equilibrio che accontenti tutti è sicuramente la mossa vincente per superare questa giornata cosi tanto discussa. Una giornata che poi, alla fine, dura esattamente quanto le altre, 24 ore. Ce la possiamo fare.

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