La relazione maltrattante

La relazione maltrattante

Cos’è una relazione maltrattante? Andiamo a scoprire uno dei tanti tipi di rapporti tossici dove la vittima è spesso inconsapevole del fatto di trovarsi in un rapporto malsano.

Le relazioni maltrattanti all’interno  delle coppie sono purtroppo molto comuni soprattutto per quel concerne la violenza psicologica.  L’attenzione all’aspetto psicologico del maltrattamento è importante in quanto le relazioni in cui è presente violenza psicologica  sono estremamente diffuse, ma la loro presenza è difficile da cogliere. Quella psicologica è infatti un tipo di violenza difficile da dimostrare.  Per questo motivo si tende a sottovalutare questo tipo di violenze, fino a dimenticarsene, considerando degna di  attenzione solo la casistica che riporta violenza fisica.

La violenza psicologica

È importante evidenziare che mentre può esserci violenza psicologica senza violenza fisica, non è possibile il contrario: ogni aggressione fisica ha sempre un impatto  psicologico in chi la subisce.  La violenza psicologica è quindi una presenza costante del fenomeno del  maltrattamento anche se, rispetto alla violenza fisica, i maltrattamenti psicologici manifestano gli effetti quando è troppo  tardi.

Ovviamente la violenza psicologica può avvenire sia da parte della donna nei confronti dell’uomo che da parte dell’uomo nei confronti della donna. Quest’ultimo caso ha però una casistica ed una statistica più ampia e completa da cui attingere dati su cui riflettere.  Inoltre è più facile raccogliere testimonianze di donne maltrattate piuttosto che di uomini maltrattati, che sono fortemente restii a manifestarsi. 

Le persone che quotidianamente si trovano a convivere con una persona che le maltratta sono letteralmente imprigionate in una relazione in cui  minacce, vessazioni, insulti, critiche distruttive, comportamenti irrispettosi, plagi, manipolazioni, obblighi, controllo ossessivo, sfruttamento sono all’ordine del giorno. Questi elementi generano continua sofferenza fino a portare, nei casi più disperati, all’omicidio  (come ultimo gesto di controllo) o al suicidio (come ultimo tentativo di fuga).  Diversamente dalla violenza fisica, la violenza psicologica non lascia tracce visibili, non lascia segni sul corpo o sul volto. Questo non consente di valutare oggettivamente ciò che sta accanendo. La persona vittima di violenza psicologica ha ferite  interiori, vive un lento ma costante  processo che porta al suo logorio, alla distruzione della sua autostima,  alla perdita della sua libertà fino ad arrivare ad ammalarsi fisicamente e psichicamente.

Si tratta di ferite interiori che solo un occhio attento può valutare ma che spesso portano la persona vittima e restare imprigionata in una relazione perversa tenuta da catene invisibili, difficili da riconoscere. 

All’interno di una relazione maltrattante si soffre fino ad arrivare ad ammalarsi, ci si ammala anche:  nella mente, nel cuore, nel corpo.

Come riconoscere una relazione maltrattante

Vediamo gli elementi che caratterizzano una relazione maltrattante

La relazione maltrattante avviene all’interno di un legame. Non deve per forza trattarsi di un legame affettivo ma può riguardare anche le relazioni di lavoro, può instaurarsi fra  compagni di scuola o tra giovani o in gruppi sociali organizzati. Si parla infatti di mobbing, bullismo, nonnismo.   Le relazioni maltrattanti possono riguardare anche i rapporti tra genitori e figli. Si tratta dunque di una modalità di relazione molto diffusa, seppur  in una coppia la presenza del legame affettivo rende il maltrattamento un aspetto difficilmente comprensibile e difficile da individuare. Se la relazione maltrattante ha bisogno di un legame per esistere, per sottrarsi al maltrattamento è necessario rompere il legame, oppure modificarlo radicalmente. 

Chi è vittima di maltrattamenti è convinto che chi maltratta deve cambiare senza rendersi conto di essere parte integrante  del problema: è anche il comportamento della vittima ad essere sbagliato. Mi spiego meglio: il maltrattante deve trovare terreno fertile per mettere in atto la sua violenza. Per instaurare una relazione maltrattante non basta infatti la presenza di un maltrattante ma serve la combinazione duale di specifici comportamenti  di aguzzino e vittima.  E’ difficile da ammettere, ma quando la relazione maltrattante si è avviata anche la vittima è  parte inconsapevole del sistema e questa  condizione può perdurare fino a che si pretende che sia l’altro a cambiare. 

Nella relazione maltrattante inoltre non c’è una complementarietà, al contrario, c’è una forzatura al mantenimento del comando. Il maltrattante tenta di mantenere con ogni mezzo di mantenere la posizione di dominanza. Questo è dettato dal bisogno ossessivo di controllare la  relazione.

Lo scopo del comportamento maltrattante è quello di sottomettere il partner, controllarlo e sfruttarlo a proprio vantaggio. 

Quali sono le caratteristiche del maltrattante?

Si potrebbe pensare che il maltrattante sia una persona che perde il controllo. Ebbene non è così. Anzi, questo tipo di persona riesce a comportarsi in maniera diversa a seconda delle persone che lo circondano. La presunta perdita di controllo degli impulsi avviene solo in presenza del o della partner. Questo porta spesso la vittima ad essere restia a raccontare in quanto si sente incompresa da chi resta incredulo difronte ai suoi racconti: d’altronde agli occhi degli altri il maltrattante è una persona ben diversa. Chi perde il controllo lo fa indipendentemente da dove si trova e da chi abbia davanti. Al contrario, il maltrattante riesce a mantenere il controllo ed a rivelarsi dunque un abile manipolatore anche in questo senso.

Come uscire da una relazione maltrattante?

La vittima è parte integrante della dinamica che guida questo rapporto malsano. Spezzare l’invisibile catena che tiene legati vittima e maltrattante è il primo fondamentale passo da compiere per uscire da questo rapporto tossico. Uscire dal rapporto non significa per forza interrompere la relazione (anche se nalla maggior parte dei casi avviene questo) ma piuttosto cercare di sanarla avvalendosi dell’aiuto di qualcuno. Il maltrattato può predere il timone della relazione e condurla se vuole farlo. O perlomeno, può decidere di scendere da quella barca.

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