Revenge porn: cos’è la pornovendetta e come difendersi

Revenge porn

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Questi solo alcuni dei titoli che costantemente leggiamo sui giornali. Stiamo parlando di un fenomeno talmente diffuso che ha nome e cognome: revenge porn. In Italia il revenge porn viaggia al ritmo di due episodi al giorno, secondo quanto emerso dal Servizio analisi della Direzione centrale della Polizia criminale.

Andiamo a capire di cosa si tratta, cosa dice la normativa in merito, quali sono le implicazioni, soprattutto psicologiche, di chi cade vittima del revenge porn.

Cos’è il revenge porn

Letteramente ‘Revenge Porn’ si traduce con la definizione “vendetta porno”, ad indicare la diffusione di materiale (immagini o video) a contenuto sessualmente esplicito senza il consenso della persona protagonista delle immagini (o del video) e con la specifica intenzione di creare alla stessa un danno.

In sintesi si tratta di una vendetta eseguita con la diffusione di materiale a contenuto sessualmente esplicito anche se la diffusione non consensuale di immagini sessualmente esplicite non è sempre motivata da sete di vendetta o dall’intento di infliggere un danno all’altro.

Si tratta di une vera e propria forma di violenza indotta sicuramente dalla tecnologia, certamente favorital dal sempre crescente fenomeno del sexting.

Recentemente l’Accademia della Crusca ha suggerito la parola «pornovendetta» per limitare l’uso di termini stranieri, ed anche a fronte del fatto che nel relativo disegno di legge si parla di “diffusione illecita non consensuale”.

Il fenomeno è stato individuato e studiato per la prima volta negli Stati Uniti dove, ad oggi, 45 Stati (oltre DC) hanno una legislazione in merito ed altri sono in procinto di legiferare.

Come funziona il revenge porn

Le modalità di esecuzione del revenge porn sono svariate: una volta in possesso delle immagini o dei video “compromettenti”, il contenuto pornografico può essere diffuso in diversi modi. Può venire, ad esempio, linkato sulle pagine social della vittima, può essere caricato su siti web tematici o, ancora, possono venire create delle pagine dedicate, con la richiesta di condivisione e commenti.

Oppure il cotenuto può essere inviato a familiari, amici e colleghi della persona offesa.

Il materiale con immagini sessuali esplicite è ovviamente il punto di partenza senza il quale non può avere luogo il reato. Si tratta di materiale che vede la vittima, da sola o con il partner, in situazioni private e/o intime.

Il materiale pornografico può essere carpito in diversi modi:

  • Tramite il cosiddetto «sexting» ossia per mezzo dell’auto ripresa di immagini o video in pose intime da parte della vittima e successivamente inviate a terzi, anche mediante web cam;
  • Per mezzo della ripresa delle immagini intime durante un rapporto sessuale con il consenso della vittima;
  • Con la ripresa della vittima durante momenti intimi (rapporto sessuale, bagni pubblici, spogliatoi ecc..) per mezzo di telecamere nascoste (spy cam);
  • Attraverso l’hacking dello spazio cloud della vittima ossia del dispositivo anche attraverso la consegna spontanea del dispositivo (ad esempio l’ invio di un pc o di un telefono in assistenza).

Quali sono gli scopi del revenge porn

Chi condivide immagini e video sessualmente esplicite per vendetta lo fa per creare danno alla vittima. Le motivazioni di un atto del genere possono partire dal desiderio di vendicarsi, magari per un rifiuto, o per la fine, non voluta da entrambi, di una relazione.

Ma gli uomini che diffondono le foto con contenuti sessualemente espliciti della loro ex fidanzata lo fanno per diversi motivi non sempre legati al desiderio di creare danno. Talvolta si tratta del desiderio di recuperare quel “potere” perso con il subire l’interruzione di una relazione.

In alcuni casi si tratta di un puro vanto. Altre volte la condivisione di immagini con contenuti sessuali senza il consenso del protagonista delle immagini viene fatta per trarne profitto economico: le immagini possono essere vendute, il o la protagonista delle immagini possono essere ricattati.

Quindi è importante evidenziare che non tutti coloro che hanno fatto revenge porn lo hanno fatto con la consapevolezza di creare danni talvolta gravissimi (e talvolta irreparabili).

La mancanza di consapevolezza non esonera comunque i fautori dalle conseguenze legati a cui possono andare incontro. Perchè la bella notizia è che il revenge porn è un reato. Chi lo esegue compie un reato perseguibile penalmente.

Pene previste per il revenge porn

Il revenge porn è un reato, la pena prevista è la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5 a 15mila euro. Questo può fungere da deterrente per chi ha la cattiva intenzione di metterlo in atto ma spesso non basta.

Fino al 2019 non c’era un vero e proprio buco legislativo in Italia, mancava infatti una legge specifica a tutela delle vittime del revenge porn. In base ai casi, fino al 2019 si poteva parlare di:

– diffamazione (art. 585 codice penale, reclusione da 6 mesi a 3 anni);
– stalking (art. 612 bis codice penale, reclusione da 6 mesi a 5 anni);
– interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.);
– pubblicazioni e spettacoli osceni (art. 528 c.p.);
– estorsione (art. 629 codice penale, reclusione da 5 a 10 anni);
– trattamento illecito di dati (art. 167 Codice Privacy, che prevede come elemento caratterizzante non solo il profitto ma anche il danno arrecato alla vittima in alternativa, compreso il danno d’immagine e reputazionale, così coprendo le fattispecie di revenge porn).

Le cose sono cambiate con l’Approvazione della Legge 69 del 2019 che ha introdotto una serie di norme volte a rafforzare in modo specifico la protezione dei soggetti colpiti da comportamenti di revenge porn.

In primis la legge prevede per le autorità l’obbligo di ascoltare la persona offesa dal reato entro 3 giorni dalla denuncia e di riferire immediatamente dell’acquisizione della notizia di reato al pubblico ministero.

In base a quanto stabilito dalla legge 69/2019 chiunque, avendo realizzato oppure sottratto immagini o video sessualmente espliciti, li diffonda a sua volta senza il consenso delle persone ritratte, è punito con la con la reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 5mila e 15mila euro.

La pena è aggravata se i fatti sono commessi nell’ambito di una relazione affettiva, anche conclusa, o con l’impiego di strumenti elettronici.

La stessa pena si applica a chi, pur non avendo realizzato o sottratto il video, lo riceve o comunque lo acquisisce e lo diffonde senza il consenso delle persone ritratte.

Quindi stessa pena per chi riceve il video o l’immagine e lo ridiffonde.
Oltre al reato penale la vittima può agire in sede civile per il risarcimento dei danni.

Come difendersi dal revenge porn

Il primo, semplice, basilare concetto da memorizzare e che deve valere sempre è “se non ti riprendi o se rifiuti di farti riprendere, se non invii tue immagini intime, se non esiste materiale che ti riguarda, nessuno potrà mai ricattarti o rovinare la tua reputazione.” questa dovrebbe essere la premessa da inculcare soprattutto agli adolescenti che non hanno la consapevolezza della gravità della cosa. Sesso virtuale, relazioni a distanza, spesso fungono da “motivazioni valide” per diffondere le proprie immagini.

Parlano i dati: da uno studio del 2018 dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza in collaborazione col portale skuola.net è emeso che il 19% dei giovanissimi fra i 14 ed i 19 anni mandano, anche al solo partner, materiale intimo.

Se si è vittima di revenge porn si deve immediatamente denunciare alla Polizia fornendo le prove del contenuto illecito. Se le immagini sono state pubbicate su un social occorre anche segnalare il contenuto illecito  al social network o alla piattaforma sulla quale è presente l’immagine o il video.

Le conseguenze psicologiche del revenge porn

Il revenge porn è a tutti gli effetti una forma di violenza e come tale le conseguenze a livello fisico e mentale possono essere pensatissime. Tra i disturbi più diffusi dalle vittime di revenge porn troviamo il disturbo da stress post-traumatico, ansia, depressione, pensieri suicidari, comportamenti disfunzionali (autolesionismo e abuso di alcol).

Il timore del riemergere degli abusi porta le vittime a sentirsi costantemente minacciate, sotto giudizio, esposte a critiche. Il forte senso di impotenza che si prova è un altro aspetto comune a molte vittime di revenge porn.

Anche se i contenuti vengono tolti dal web, la rimozione permanente è pressoché impossibile se non si ha la certezza delle condivisioni avute.

Si tratta dunque di un danno continuo che lasciano il dubbio nella vittima del non sapere quante persone possano avere visto la loro immagine o il loro video.

Le ripercussioni psicologiche sono talvolta devastanti, ce lo insegnano putroppo i fatti di cronaca anche recenti.

Concludendo il revenge porn è un fenomeno diffusissimo e punibile penalmente. Si deve sempre essere consapevoli che l’invio della propria immagine può essere condivisa, per questo occorre criterio e giudizio prima di decidere di inviare una propria foto con contenuti sessualmente espliciti ad una persona. Strumenti, il criterio ed il giudizio, che spesso i più giovani non posseggono.

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