Litigare davanti ai figli: si o no?

La classica famiglia della pubblicità che si sveglia la mattina sorridente e gioviale vi sembra molto lontana dalla vostra realtà e vi crea dei dubbi sul vostro modus operandi? Non temete: è un timore comune a molti.

Quando si è in coppia e non si hanno ancora figli le prospettive, gli obbiettivi e le aspettative sono sempre molto alti, generalmente non si ha la percezione di come sarà realmente la vita di coppia con i figli e si tende a criticare ed a dissociarsi da alcuni comportamenti di genitori che urlano, sgridano litigano davanti ai figli. Una delle frasi più comuni è infatti “io non lo farei mai”, “io mi comporterò diversamente quando avrò un figlio”.

Poi il figlio arriva e ci si rende conto che rispettare quelli che erano i presupposti è difficile, difficilissimo.

E cosi ci si ritrova a sgridare i figli, a discutere davanti a loro, a non trovarsi d’accordo sulla loro educazione, di non restare sulla stessa linea quando c’è da decidere qualcosa.

E ci si sente falliti, sbagliati, frustrati, in colpa. Come comportarsi in questi casi?

Le liti e la legge

Intanto è doveroso specificare che si parla di discussioni civili e ragionevoli, dissociamoci da chi urla, da chi offende, da chi lancia oggetti o, peggio, alza le mani. Questi comportamenti, e qui sottolineo l’ovvio, sono da condannare già senza figli, quindi è logico che non devono per alcun motivo al mondo essere dati in pasto ai bambini. I bambini hanno il diritto di stare tranquilli, di vivere sereni e non devono assistere a scene di violenza né fisica né verbale. A tal proposito è bene ricordare che litigare furiosamente davanti ai figli è un reato, questo quanto sancito dalla Corte di Cassazione a maggio 2018 che ha stabilito che litigare furiosamente davanti ai figli si configura come un reato di maltrattamento in famiglia, perché obbliga i bambini a vivere da spettatori una “violenza assistita”, in un clima di paura.

Premesso questo è anche vero che i bambini hanno una sensibilità particolare e soffocare emozioni a favore di sorrisi a denti stretti o di silenzi assordanti e musi lunghi è forse più dannoso che farli assistere ad una sana discussione.  Se si parla quindi di discussioni standard il discorso cambia.

Consideriamo poi che spesso le liti vengono rinviate a quando i bambini sono a dormire e non è raro che dalle loro camere ascoltino parole pesanti.  Quindi hanno due realtà che potrebbero spiazzarli.

Consigli

Quindi? Quindi è meglio affrontare una civile discussione davanti ai figli piuttosto che sommergere tutto a favore di un’apparenza tranquilla che nasconde del sommerso.  Se nell’aria c’è un motivo di contrasto e discussione che non viene esternato, i nostri figli percepiscono che c’è  qualcosa di negativo, ma il fatto che i genitori si comportino come se nulla fosse manda messaggi contrastanti e li confonde e li spiazza.

Per questo è meglio fare sapere ai bambini il perché siamo arrabbiati e spiegare (ovviamente con tutti i limiti del caso) le ragioni della nostra rabbia, piuttosto che fingere che non sia successo niente.

La discussione deve essere costruttiva e non deve essere orientata ad offendere, i toni devono essere controllati e poi occorre sempre cercare di spiegare al bambino che si tratta di cose che possono succedere, che l’importante è chiarirsi.

Le regole base

Ci sono delle regole da rispettare, vediamole

  1. Cercare di non arrivare alla lite è il primo passo da fare, quindi evitare provocazioni e cercare il dialogo.
  2. Se si arriva a discutere occorre farlo gestendo la rabbia: il bambino non deve in alcun modo spaventarsi.
  3. Non si deve né minimizzare né esasperare la cosa: la lite può succedere non è la fine del mondo l’importante è che non diventi un’abitudine.
  4. Il bambino deve capire, occorre quindi rispondere alle sue domande e non lasciarlo in balia dei dubbi.
  5. Dopo la lite si ci deve riappacificare. Questo è fondamentale. Chi fa il primo passo in tal senso è da ammirare.
  6. Se il bambino assiste ad una lite cercate di fargli trarre il meglio da questa esperienza: spiegategli che può succedere anche tra due persone che si vogliono bene.

Concludendo: la famiglia perfetta non esiste,  o, meglio, esiste: ma non è quella sempre sorridente e gioviale che si vede nelle pubblicità bensì è  quella normale con pregi e difetti ma che cerca in tutti i modi, nel limite del possibile, di fare crescere il proprio figlio in un ambiente sereno e sincero, anche a fornte di qualche battibecco.

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