Coppie di fatto:  i diritti

Non tutte le coppie hanno l’intenzione di sposarsi, ciò non significa che non si amino o che non intendano trascorrere il resto della vita insieme. Si tratta di scelte individuali  dettate dai più disparati motivi. Si spazia dai motivi economici, a quelli di insofferenza verso le singole famiglie, a quelli di insofferenza verso le forme contrattuali applicate ai sentimenti, alla pigrizia e non voglia di organizzare, alla paura di compiere un passo così importante etc etc.

E se in passato chi non era sposato perdeva tutta una serie di diritti oggi, per fortuna, questo non avviene in quanto le coppie di fatto possono, dal 2016 a seguito della legge Cirinnà,  ufficializzare il loro rapporto anche senza stipulare un matrimonio religioso o civile.

Ufficializzando il loro rapporto possono godere di una serie di importantissimi diritti prima negati. 

Che cos’è la coppia di fatto

Intanto vediamo cosa si intende con il termine “coppia di fatto”

La “Coppia di fatto” è una coppia costituita da due soggetti che,  indipendentemente dal loro sesso,   pur non avendo scelto di formalizzare il loro rapporto con un matrimonio o un’unione civile, sono legati sentimentalmente e convivono.

La coppia di fatto viene anche chiamata “convivenza more uxorio” che in latino significa “a modo di moglie” proprio per indicare che, anche senza matrimonio o unione civile, nella coppia vige una situazione di fatto che somiglia in tutto e per tutto a quella coniugale. Per diventare una coppia di fatto è necessario perfezionare all’anagrafe del comune di residenza una specifica dichiarazione, con la quale si dichiara il legame affettivo e la coabitazione in modo da ottenere il certificato di stato di famiglia. Questa  dichiarazione può essere sottoscritta sia di persona di fronte all’ufficiale dell’anagrafe sia tramite fax o per via telematica e da questa dichiarazione discendono precisi diritti.

La legge n. 76 del 20 maggio 2016

Si tratta di una legge più conosciuta come  legge Cirinnà, che dà alle coppie di fatto la possibilità di rendere rilevante sotto l’aspetto giuridico il legame affettivo anche in assenza di un vincolo legale.

Secondo la legge Cirinnà, possono costituire una coppia di fatto (detta anche convivenza more uxorio) due persone non legate da vincoli di parentela che hanno compiuto la maggiore età, dello stesso o sesso ma anche di sesso diverso, unite da un legame affettivo stabile e di reciproca assistenza morale e materiale.

La legge precisa  anche che non possono essere considerate coppie di fatto quelle in cui uno dei conviventi sia separato dal precedente coniuge ma non si ancora divorziato.

Per istituzionalizzare la convivenza, la coppia deve recarsi all’anagrafe del comune di residenza.

I diritti della coppia di fatto

Dalla costituzione della coppia di fatto discendono molteplici diritti che prima della legge erano negati.  Vediamoli:

la possibilità di fare visita al proprio partner in carcere; Una volta non era possibile farlo

la possibilità di fare visita, di assistere, di accedere alle informazioni personali del partner in caso di malattia o di ricovero; Prima se non si era un famigliare non si poteva nemmeno ricevere informazioni sulo stato di salute del parteer e non si aveva voce in capito in merito ad eventuali decisioni da predere;

la possibilità di designare il partner come legittimo rappresentante con poteri pieni in caso di malattia o morte;

il diritto del convivente superstite di continuare ad abitare nella casa per un periodo non superiore a 5 anni anche dopo la morte del partner che era il proprietario dell’immobile;

la possibilità di nominare il convivente come tutore, curatore o amministratore di sostegno, qualora il partner venga dichiarato interdetto, inabilitato o beneficiario dell’amministrazione di sostegno;

il diritto al risarcimento del danno in caso di decesso del convivente di fatto derivante da una condotta illecita di un terzo;

il diritto di partecipare alla gestione e agli utili dell’impresa familiare del partner;

in caso di cessazione della convivenza di fatto il diritto del convivente di ricevere gli alimenti, se si trova in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento. L’importo dell’assegno viene stabilito in misura proporzionale alla durata della convivenza.

Nonostante i passi avanti compiuti con  la legge Cirinnà rimangono delle disparità di trattamento rispetto alle coppie che scelgono il matrimonio o l’unione civile. Ci sono infatti dei  diritti ancora negati.

Innanzitutto i conviventi di fatto non hanno il dovere di fedeltà verso il partner pertanto il convivente tradito non può chiedere addebiti e risarcimenti di alcun tipo.

il convivente non è considerato un erede legittimo del partner e non gode di diritti ereditari.

Il superstite può contare solo su  una specifica disposizione testamentaria che riguardi la parte del patrimonio non destinata ai famigliari. Inoltre tra i conviventi di fatto non si instaura la comunione dei beni. Masi può ovviare al problema ricorrendo ad un normale contratto di vendita o di donazione, con cui il partner trasferisce beni o diritti all’altro.

Il superstite, in caso di morte del partner, non ha diritto alla pensione di reversibilità.

I contratti di convivenza

Le coppie di fatto possono disciplinare e regolare alcuni aspetti della loro vita in comune attraverso la stipulazione di un contratto di convivenza che deve essere redatto in forma scritta, con atto pubblico o scrittura privata autenticata dal notaio o dall’avvocato. Il contratto di convivenza  permette di concordare diversi aspetti della vita di coppia, come  il luogo di residenza, il regime patrimoniale (comunione o separazione dei beni) e l’ammontare della contribuzione di ognuno.

Come avviene per tutti i contratti, anche il  contratto di convivenza può avere la  sua risoluzione che può avvenire per accordo delle parti, per recesso unilaterale, in caso di matrimonio o unione civile tra i conviventi o con un’altra persona e per morte di uno dei due.

Chi decide di vivere insieme senza contrarre matrimonio difficilmente sottoscriverà un contratto di convivenza, proprio perché nella maggior parte dei casi, la riluttanza verso le forme contrattuali rivolte ai sentimenti sono tra i primi motivi che spingono a non sposarsi, il famoso “ma è solo un pezzo di carta” per intenderci. Ma nonostante ciò il quotidiano, con tutte le problematiche ad esso legate è certamente agevolato dalla legge Cirinnà e pur non sostituendo in toto i diritti che hanno i coniugi è comunque un bel passo avanti.

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